Un uso qualunque di te

Un uso qualunque di te - Sara RattaroQualche giorno fa sono stata in libreria. Avevo un buono sconto e ne ho approfittato per fare una scorta di libri da leggere durante l’estate. Volevo qualcosa di leggero, capace di mantenere alto il mio livello di attenzione nonostante il caldo pesante che quest’anno ha proprio deciso di arrivare con largo anticipo. Per usufruire del buono dovevo prendere tre romanzi della selezione Giunti. I primi due li ho scelti a colpo sicuro, ma per il terzo ho avuto qualche difficoltà. Cercavo di districarmi tra titoli sconosciuti di autori a me sconosciuti e cercavo ispirazione leggendo la quarta di copertina quando il giovane e premuroso commesso mi consiglia “Un uso qualunque di te” di Sara Rattero.

“La mia collega me ne ha parlato molto bene e mi ha detto che alla fine ci scappa anche una lacrimuccia”, mi dice ed è così convincente che alla fine decido di prenderlo.

Il romanzo è piuttosto breve, in effetti più che un romanzo sembra un lungo racconto, ed è composto da circa 160 pagine che ho letto in 3 giorni. La storia in effetti è triste ed anche se a tratti risulta inverosimile alla fine ci scappa molto più che una lacrimuccia. Protagonista e voce narrante è Viola, una donna quasi quarantenne, un marito perfetto, una splendida figlia adolescente e quel bisogno di libertà ed autenticità che spesso ha dovuto soffocare per sottostare ad un ambiente borghese così perfetto e così distante dal suo modo di essere.

In questo racconto, che è una specie di diario che alterna presente e passato, c’è la sincera confessione di questa donna che, schiacciata dai sensi di colpa, nella notte in cui tutti i suoi segreti vengono a galla, cerca di porre rimedio in un modo che si intuisce a metà del libro e che trova una sua realizzazione nel finale strappalacrime. Questo è uno dei tanti libri che non so se veramente mi sono piaciuti. È difficile da spiegare. I suoi personaggi mi sono entrati in testa, riesco ad immaginarli, ed ora che il libro troverà posto nella libreria un po’ mi mancano. Viola e Carlo sono una l’opposto dell’altro: lei lunatica, istintiva, sensibile e con un ottimo senso degli affari; lui preciso, premuroso, pragmatico, che già a 15 anni sa cosa vuole fare nella vita. E poi c’è Luce, la loro figlia, molto legata al padre ma che forse somiglia molto di più alla madre, anche se forse ancora non lo sa.

Però la storia è un po’ frammentaria e forse avrebbe avuto bisogno di qualche pagina in più, di un maggiore approfondimento, di entrare molto di più nel merito ci certe questioni raccontate in modo profondo. Insomma mi lascia un po’ di amarezza perché avrei voluto che mi facesse entrare ancora di più in questo mondo.

Se ne consiglio la lettura? Mah, è un libro scorrevole ma allo stesso tempo triste e molto adatto a chi si lascia emozionare. Poi fate voi.

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