Melody ed il bisogno di comunicare

MelodyCi sono libri che arrivano a te in modo casuale, come fossero loro a cercarti e a chiedere di essere letti. Melody se ne stava lì, sul comodino di mio marito, segnalibro fermo a pagina 50 da diverse settimane. Lo aveva preso un po’ di tempo fa, su suggerimento di Luciana Littizzetto che nel suo account instagram consiglia i libri che le sono piaciuti. Come consuetudine ha iniziato a leggerlo con entusiasmo, raccontandomi pagina dopo pagina gli sviluppi della vicenda e, sempre come consuetudine, si è stancato dopo poco tempo, preso dai suoi mille impegni.

Non ho saputo resistere alla tentazione, era come se mi chiamasse, come se avesse bisogno di essere letto, come se volesse fare conoscere la sua storia.

Melody è una bambina di 11 anni che non può camminare, parlare e scrivere. Costretta su una sedia a rotelle e chiusa nel suo mutismo, convive con un corpo che non risponde ai comandi, ma con un cervello che al contrario funziona molto bene. La sua capacità di apprendimento è al di sopra della media ed il bisogno di comunicare con il mondo esterno, di fare capire che non è stupida e che prova dei sentimenti a volte la sovrasta a tal punto da mandarla in crisi.

L’indice di gradimento di un romanzo è direttamente proporzionato all’affetto che provi per i suoi protagonisti, ed io a Melody mi sono molto affezionata. Ho sofferto con lei quando nessuno la capiva e la trattava quasi come un vegetale, ed ho gioito quando finalmente è stata in grado di comunicare le sue prime parole. Attorno a lei due genitori molto pazienti, una baby sitter che stravede per lei, i suoi compagni di scuola che si vergognano di starle accanto.

Viene venduto come libro per ragazzi, ma dovrebbero leggerlo tutti, anche gli adulti, perché la storia è molto bella ed è scritta veramente bene. In una società come la nostra in cui comunicare con il resto del mondo è diventato così facile, leggere la storia di chi ha molte cose da dire ma non riesce a farlo ti fa capire quanto sia importante quello che abbiamo già e che diamo per scontato.
Lo stile autoironico in prima persona lo rendono molto accessibile e poco pesante (visto anche l’argomento trattato) e la narrazione non scade mai nel pietismo, l’autrice Sharon M. Draper non cerca a tutti i costi di strappare una lacrima ma racconta tutto con molta franchezza.

Ora che l’ultima pagina è stata chiusa un po’ mi manca Melody, anche se so che si tratta di un personaggio di fantasia, e mi chiedo cosa starà facendo adesso e che progetti ha per il futuro.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.