Fotografare la realtà o costruire una realtà da fotografare?

Esistono due modi di affrontare la fotografia, due approcci completamente diversi che cambiano radicalmente il senso che vogliamo dare: fotografare la realtà o costruire una realtà da fotografare.

Fotografare la realtà, come dice la parola stessa, vuol dire fotografare il mondo che ci sta attorno, così come è, senza aggiungere nessun elemento che non sia già presente sulla scena. Questo non vuol dire per forza di cose fare foto didascaliche o documentaristiche, e sicuramente non significa che sia una fotografia priva di stimoli. Anzi, al contrario,  l’aspetto più bello e stimolante consiste proprio nel dare una interpretazione personale a quello che ci circonda, raccontare la realtà attraverso i nostri occhi, riuscire a farla vedere agli altri così come noi la vediamo. Non è facile, spesso si cade nella banalità ed occorre essere particolarmente ispirati per riuscire a dare la giusta interpretazione. A volte basta sapere solo osservare bene, lasciarsi catturare da un particolare che si trova sulla scena solo per pochi secondi; altre volte occorre solo cambiare piccoli particolari, dall’inquadratura al punto di ripresa, dalla lunghezza focale all’apertura del diaframma, e dalla luce. Persino un tramonto, fotografato ogni giorno dalla stessa posizione e con la stessa inquadratura può essere sempre diverso.
E’ davvero affascinante come basti veramente pochissimo per cambiare ogni cosa. Quante volte ci è capitato di guardare una foto di un luogo che conosciamo a menadito senza però riuscire a riconoscerlo? E non parlo solo di post produzione con photoshop. La bravura del fotografo in questo caso fa la differenza.
E’ proprio sulla base di questi principi che si basa la street fotografia, uno dei generi più amati al mondo, perché mette il fotografo nella posizione di abile osservatore della strada, trasformandolo in un giornalista che non scrive non con le parole ma con le immagini. Stessa cosa per la foto di paesaggi.

Completamente diverso invece è il secondo approccio, ovvero costruire una realtà per fotografarla. Si, sto parlando di set fotografici e no, non intendo solo quelli in studio, ma anche quelli che ci costruiamo attorno. Anche una persona che si mette in posa davanti all’obiettivo costituisce una realtà falsata e costruita. Qui a farla da padrone c’è solo la bravura del fotografo che diventa regista e sceglie la location, modificandone alcuni particolari; sceglie il soggetto, mettendolo nella posa che più predilige; sceglie la luce, avvalendosi anche di luci flash e/o pannelli riflettenti. A volte occorre anche un intero staff a supporto per gestire tutti gli aspetti. E’ innegabile che questo secondo approccio sia molto stimolante e necessità di grande creatività, specialmente quando si vuole costruire un tema o una storia.
Su questa base si fondano i book fotografici a modelle/i, gli still life, e tutte quelle situazioni in cui si rende necessario costruire una scena per raccontare una storia che in quel  momento non esiste.

Sinceramente io prediligo di più il primo approccio. Già mal sopporto quando qualcuno si mette in posa e mi chiede una foto da potere utilizzare come profilo facebook. Il mio non è un atto di snobbismo, è solo che ho delle enormi difficoltà ad imporre una mia visione. Preferisco di gran lunga raccontare ciò che vedo a modo mio, passare inosservata, non essere artefice della realtà ma viverla ed interpretarla a modo mio, senza però subirla.

E voi, che approccio prediligete?

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