Master of Photography, la mia opinione

Master of PhotographyC’è poco da fare, viviamo nell’era dei talent show, un mondo in cui tutti vogliono apparire in televisione per mostrare le proprie doti, come cantanti, come ballerini, come cuochi, ed ora anche come fotografi. Giovedì scorso infatti è andata in onda su Sky Arte l’ultima puntata di Master of Photography, il primo talent show dedicato al mondo della fotografia, che ha visto trionfare il fotografo 31enne italiano Gabriele Micalizzi. Come tutti i talent si sono sfidati un certo numero di concorrenti (12 per l’esattezza) provenienti da tutta Europa e frutto di una accurata selezione; come tutti i talent a giudicare i concorrenti 3 grandi nomi del settore, vale a dire Oliviero ToscaniRut Blees Luxemburg e Simon Frederick; come tutti i talent c’è stato un premio finale il cui valore era piuttosto cospicuo, vale a dire € 150.000. Mica bruscolini!

Dal momento che sono già partite le selezioni per la seconda edizione, immagino che il programma abbia anche avuto un buon successo di pubblico, tale da meritare una replica. Devo ammettere che avevo molte aspettative in merito a questo programma, l’ho atteso per mesi, e da quando è partito non mi sono persa nessuna puntata. Se mi è piaciuto? La mia risposta è nì: ci sono stati molti aspetti che ho apprezzato, ma ce ne sono stati molti altri che mi hanno lasciata un po’ perplessa, con un bisogno di essere approfondito che non è mai stato appagato.

concorrenti

La formula di ogni puntata era la seguente: ai concorrenti veniva illustrata una prova da eseguire, che poteva essere andare un giorno in giro per Roma a fotografare La grande bellezza, oppure realizzare il ritratto di un grande attore holliwoodiano, oppure realizzare il reportage di un dietro le quinte di uno spettacolo teatrale, e via discorrendo. Successivamente dovevano mostrare una selezione degli scatti migliori ai 3 giudici, che avrebbero poi decretato la foto migliore e la peggiore. Ovviamente la peggiore se ne tornava a casa insieme al suo autore. Insomma il classico approccio da talent show, nulla di più e nulla di meno. Ma è proprio qui secondo me l’errore (sempre che di errore si possa parlare), ovvero non avere aggiunto nulla di nuovo.

Di per sé le prove erano interessanti, perché abbracciavano diversi settori della fotografia, ed  interessante era anche vedere come ogni concorrente si approcciava alla prova, come cercava di superare i vari problemi, come realizzava il compito svolto e soprattutto perché aveva fatto una scelta anziché un’altra. Tuttavia avrei preferito che i vari argomenti venissero affrontati in modo diverso, con maggiore forza, magari approfonditi in maniera un un po’ più dettagliata, e che i giudici non si limitassero a giudicare e a sentenziare (rendendosi alquanto antipatici) e a ripetere come un mantra che bisogna avere coraggio e mostrare il proprio punto di vista, ma che condividessero almeno 1/10 della propria conoscenza.

Ho invece apprezzato la presenza ogni settimana di un fotografo esperto del settore, come Alex Webb, Bruce Gilden, Elina Brotherus, Jason Bell, Lois Greenfield, Franco Fontana, Jonny Briggs, David Lachapelleche hanno saputo dare consigli molto utili non soltanto per i concorrenti in gara. Alcuni non li conoscevo e mi sono prodigata a cercare loro notizie sul web, oltre che ammirare gli scatti realizzati. Tanta roba! Mi ha fatto anche molto riflettere che i concorrenti, nella stragrande maggioranza dei casi, potendo scegliere tra un corredo fotografico di grandissimo rispetto, hanno quasi sempre scelto delle Leica: buongustai!

Nel complesso l’ho trovato un programma un po’ “freddo”, che a livello emozionale mi ha dato veramente poco. Chissà, magari la seconda edizione saprà fare meglio.

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