Perché amo la fotografia di paesaggi

Adoro la fotografia di paesaggi. Mi piace con un’intensità sempre più crescente. E pensare che fino ad un paio di anni fa la snobbavo. Colpa forse di quella smaniosa voglia di essere a tutti i costi un’artista all’avanguardia della fotografia, di volere  fare qualcosa di originale, unico, qualcosa che colpisce per la sua genialità e che fa gridare al miracolo. E’ una sindrome che colpisce praticamente tutti quelli che si avvicinano al mondo della fotografia. Basta avere una reflex in mano e ti senti un dio, e pensi di avere tutti gli strumenti giusti per realizzare un capolavoro. E ti ripeti la solita storia che Cartier Bresson girava con una macchina con delle caratteristiche nettamente inferiori alla reflex che possiedi tu oggi ed un obiettivo cinquanta millimetri e guarda che cosa ha realizzato. Cominci a girare per strada anche tu con la fotocamera sempre appesa al collo come fossi un paparazzo, alla ricerca del soggetto, del personaggio, dello sguardo, della scena più bella che possa dare lustro al tuo straordinario colpo d’occhio.  Quel famoso occhio del fotografo che riesce a scorgere la poesia anche negli angoli più insignificanti.  Scatti e scatti e scatti a più non posso, convinto di essere l’astro nascente della fotografia moderna, l’anello di congiunzione tra passato e futuro.

E dopo un po’ di tempo anche tu realizzi qualcosa: che non sei Cartier Bresson ma un Mario Rossi qualunque, come tanti altri, che i tuoi scatti non hanno niente di originale e che è inutile cercare di trovare sempre e continuamente fonti di una ispirazione che non hai. Questo non vuol dire che i tuoi scatti siano pessimi o privi di significato. Al contrario, sono belli, a qualcuno piacciono, ma non lasceranno il segno, non passeranno alla storia, non diventeranno dei capolavori. Ma non devi fartene una colpa. Non siamo mica tutti uguali.

La verità è che spesso trasformiamo una semplice e sana passione in una ossessione, in un bisogno costante di dimostrare a noi stessi ed al mondo intero che siamo qualcuno e che siamo molto capaci. E dopo diversi anni e qualche migliaio di euro speso in costosa attrezzatura ritorni al punto di partenza, come un cerchio che si chiude, ovvero alla fotografia vista come un passatempo, qualcosa su cui investire il proprio tempo libero, qualcosa da coltivare per emergere dal tran tran quotidiano e dal logorio della vita moderna.

Ed è per questo che da circa un anno mi sono appassionata alla foto di paesaggio. Perché la amo così tanto?

Innanzitutto perché non occorre pensare, ma soltanto guardare. A volte ci circondiamo di rumore, tanto rumore. Si, il rumore dei nostri pensieri che il cervello macina continuamente, affollando la mente sempre di più fino a saturarla. Ma quando devi fotografare un paesaggio non devi pensare, anzi devi liberare la mente dai pensieri e concentrarti su quello che hai di fronte, ammirarlo e rispettarlo, amarlo e valorizzarlo, assaporare le piacevoli sensazioni che sa darti.

E questo è preludio al secondo motivo per cui amo la foto di paesaggi: il silenzio vero e proprio. Niente esseri umani, niente voci, niente trambusto. Solo tu e la natura, solo mare, montagne, fiumi, boschi, rocce e tutto quello che è lì da sempre e che aspetta solo di essere ammirato. Non devi parlare, non devi fare rumore, non devi fare niente. Questa è una cosa che adoro, una vera e propria fuga dalla realtà.

Fotografare paesaggi significa anche uscire di casa e per chi soffre di claustrofobia come me, questo potrebbe già da solo essere materiale per uno psicoanalista! In realtà la cosa bella è che non solo apprezzi di più quello che hai intorno e vicino casa, ma può essere la base per l’organizzazione di un viaggio. Inizialmente fotografi quello che hai più a portata di mano. Vivo vicino al mare e quindi la maggior parte dei miei scatti hanno come soggetto il mare. Cosa che non mi dispiace, soprattutto d’inverno, quando le spiagge sono finalmente deserte, quando ci sono le mareggiate e le onde mutano la fisionomia della costa, quando tutto ha un’aspetto quasi mistico. Se vivessi in montagna fotograferei boschi, lagni, rocce, casolari abbandonati, ma la montagna diventa luogo di interesse nell’organizzazione delle mie vacanze. Insomma questa passione convolge molti aspetti della mia vita.

Altro aspetto che adoro è la consapevolezza che ho acquisito solo nel tempo che il paesaggio non è sempre uguale.  Basta un piccolissimo particolare per cambiare ogni cosa. La luce per esempio è un elemento che fa la differenza. Ad ogni ora del giorno il sole si sposta e tutto assume connotati differenti. E poi c’è il cielo; a volte è limpido, altre volte ci sono nuvole passeggere, altre volte nuvole più minacciose, altre volte foschia. Insomma, tutto questo cambia parecchio i connotati di una foto.

Ed infine, ultimo ma non per importanza, la fotografia di paesaggio mi ha aiutato ad allenare la pazienza. Occorre sapere aspettare, sapere scegliere il momento giusto, occorre essere pronti ed occorre anche accettare che oggi non è la giornata più adatta e che forse domani chissà…

E se vale il detto “Dimmi che cosa fotografi e ti dirò chi sei”, bene allora da questo quadro appena illustrato che cosa ne viene fuori?

2 Comments

  1. Ciao Giusy,
    complimenti per l’articolo e per le foto.
    Mi ritrovo in gran parte di quello che hai scritto… spesso andiamo in giro alla ricerca dello scatto perfetto che lascerà il segno frugando le inquadrature e gli oggetti più assurdi, senza renderci conto che le cose “semplici” sono sempre le più belle e indimenticabili…
    La foto delle cascate ha un’atmosfera onirica… brava!

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