Fotografare i paesaggi: premessa

Quando si parla di fotografia paesaggistica i pareri sono sempre assai discordanti. La maggior parte dei fotografi infatti la snobba perché la ritiene poco artistica, facile ed accessibile a tutti, con pochissimo spazio a quella che è la creatività, la fantasia  e soprattutto la bravura dell’autore.

Dopotutto che ci vuole? Basta guardare un bel panorama, prendere la macchina, click ed il gioco è fatto. Il nostro apporto personale è praticamente inesistente perché  è solo la natura e la sua straordinaria bellezza a fare tutto il resto. Chiunque si può dilettare in questa pratica e dopotutto la natura è a nostra portata di mano, sempre lì pronta ad essere immortalata senza opporre resistenza alcuna. Sinceramente anche io, fino a poco tempo fa, la pensavo alla stessa maniera, soprattutto in virtù di migliaia di scatti, fatti in vari momenti della mia vita, in cui mi dilettavo ad immortalare i posti più belli che visitavo durante le vacanze reputandoli come dei capolavori assoluti. In realtà si tratta di foto alquanto banali, completamente spersonalizzate, che riproducono le cose esattamente come stanno. Nulla di più.

Eppure ultimamente mi sono accorta di quanto queste affermazioni così leggere e bistrattanti nei confronti della fotografia paesaggistica siano completamente false e fuorvianti. E’ un po’ come dire che un ritratto è bello perché il soggetto ha un bel viso.

Ciò che mi ha veramente fatto cambiare idea è stato vedere foto di paesaggi fatte da fotografi professionisti o semplicemente fotoamatori che si dedicano con passione  a questo tipo di fotografia. Molti scatti sono splendidi, talmente belli da riuscire a trasmettere emozioni, come se parlassero e comunicassero ciò che lo stesso autore ha provato di fronte a questo scenario. E’ stata proprio la consapevolezza che si può anche dare un tocco personale a questo genere di fotografia a farmi tornare sui miei passi.

La fotografia paesaggistica è fatta essenzialemnte di studio, conoscenza, esperienza e grande capacità nel trovare la migliore prospettiva, la migliore angolazione, la più giusta gradazione di colore… Oltre ovviamente ad una certa sensibilità.

Quante volte è capitato di trovarci davanti uno scenario meraviglioso, fatto di colori e contrasti, atmosfere, geometrie: una spiaggia, una scogliera, un lago, una campagna, un tramonto, un’alba, un crepuscolo… Milioni di situazioni che attraggono la nostra attenzione, che ci colpiscono, che stimolano in noi svariati sentimenti. Presi dalla frenesia di volere immortalare l’emozione provata tiriamo fuori la nostra fotocamera ed iniziamo a scattare pensando di essere riusciti nella nostra impresa ed invece, non appena vediamo l’immagine sul display, ci accorgiamo di quanto tutto sia così diverso: colori sbiaditi, immagini schiacciate, particolari che non entrano nell’inquadratura ed altri che invece dovrebbero sparire. Insomma una serie di scatti che andranno a riempire il nostro vasto archivio di foto-ricordo-spazzatura!

E quante volte, invece, convinti di avere fatto il più bello scatto della vostra vita, ci ritroviamo di fronte altre centinaia di persone che hanno realizzato la stessa identica cosa?

Ebbene la difficoltà della fotografia paesaggistica consiste proprio in questo: nel riuscire ad immortalare la bellezza della natura, con tutte le sue emozioni, ma dal nostro punto di vista. Un risultato per nulla semplice e per nulla immediato, a meno che non siate sempre baciati dalla dea bendata che ha deciso di premiarvi per chissà quali servigi all’umanità.

Nei prossimi articoli cercherò di spiegarvi in modo semplice come approcciarvi a questo genere di fotografia. Si tratta solo di piccoli suggerimenti, non ho certo la pretesa di darvi tutte le conoscenze migliori. Quello lo lascio fare solo ai grandi maestri.

 

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